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Alessandro Di Battista ci dice che Boko Haram è colpa nostra

Se volete ascoltate tutto il video, altrimenti Vi rimandiamo al minuto 4:26.

Questioni dolorose per molte persone, trattate con superficialità e toni giustificatori che non hanno ragione di esistere.

Perché nessun odio verso l’Occidente giustifica l’immensa ferita di quelle famiglie che si sono viste privare delle loro figlie.

Noi siamo vicine alle vittime e ai loro cari.

#Bringbackourgirls

Adokiye, una cantante Nigeriana intervistata a Showtime ha detto:

“Sono le 11 di sera, e sapete a cosa penso? Quellepiccole ragazze, dove sono e cosa gli potrebbe accadere. E’ semplicemente ingiusto. Vorrei potermi offrire in scambio”.

Quando le è stato ricordato che le ragazze potrebbero essere utilizzate come schiave del sesso ha risposto “Loro hanno tra i 12 e i 15 anni per Cristo. Io sono più grande e ho più esperienza. Anche se 10-12 uomini mi prendessero ogni notte non m’importerebbe. Voglio solo che queste ragazze siano rilasciate e possano tornare dai loro genitori.”

 

Nigerian-pop-singer-Facebook

Il papa twitta e Michelle Obama promette aiuti: le ragazze nigeriane sono meno sole?

Uniamoci tutti nella preghiera per l’immediato rilascio delle liceali rapite in Nigeria è il tweet di papa Francesco con l’hashtag #bringbackourgirls, per le ragazze rapite in Nigeria. Le parole del papa fanno eco all’attenzione internazionale che in questi giorni sta avendo la questione. 
La First Lady americana Michelle Obama, promette aiuti concreti dagli Usa. La mogli del presidente ha ricordato che il caso nigeriano non è isolato e che nel mondo ci sono 65milioni di ragazze vittime di abusi di ogni genere.
Parole di appello anche dalla nostra presidente della Camera Laura Boldrini, che sottolinea come le bambine siano assimilabili alle nostre stesse figlie.
Rimaniamo nella speranza che la mobilitazione internazionale aiuti le ragazze a tornare presto a casa.

#BringBackOurGirls

#BringBackOurGirls

(fonte: ANSA)
Michelle Obama prega per le liceali rapite in Nigeria dai ribelli islamici di Boko Haram. Lo ha affermato le stessa, in un tweet in cui ha pubblicato anche una foto di se stessa mentre mostra un cartello con scritto: #BringBackOurGirls (riportate indietro le nostre ragazze), l’hashtag di solidarieta’ alle ragazze sequestrate. “Le nostre preghiere sono per le ragazze nigeriane rapite e per le loro famiglie. E’ ora che #BringBackOurGirls”, firmato MO, Michelle Obama. Del dramma delle centinaia di liceali sequestrate in Nigeria ha parlato anche il presidente Obama. Gli Stati Uniti, ha detto, stanno facendo “tutto cio’ che possono” per aiutare la Nigeria ad ottenerne la liberazione.
Malala, non dobbiamo restare in silenzio – ”Non dobbiamo rimanere in silenzio”. Malala Yousafzai, la ragazza pachistana sopravvissuta ad un attacco dei talebani, parla del rapimento delle oltre 200 liceali in Nigeria. Quando ho saputo del rapimento, dice in un’intervista alla Bbc, ”ho sentito che le mie sorelle erano in prigione”. Malala sottolinea poi quanto sia importante ”non rimanere in silenzio” perché così facendo potrebbe succedere ”ancora e ancora”.
#BringBackOurGirls
Da il The Post Internazionale 

Aggiornamento: Il numero delle ragazze scomparse è in realtà molto più alto di quello che si pensava inizialmente. Infatti, nel dormitorio erano alloggiate anche ragazze di altre scuole. Al momento mancano all’appello 276 ragazze, ma si sa che due di loro sono morte per colpa di serpenti velenosi, e altre 20 sono gravemente ammalate. (6 maggio 2014, ore 10:52).
La notte del 16 aprile, 234 ragazze tra i 16 e i 18 anni sono state rapite da un gruppo fondamentalista islamico chiamato Boko Haram.
Le ragazze si trovavano nella boarding school di Chibok, una piccola città di contadini nel nordest della Nigeria, per prepararsi agli esami di fine anno quando, nel pieno della notte, un numero imprecisato di militanti del gruppo islamico vestiti da militari sono andati a prenderle.
Circa 40 studentesse sono riuscite a scappare, ma i numeri sono confusi. Secondo alcune fonti ne mancano all’appello ancora 180, secondo altre molte di più.
Deborah Sanya è una di quelle che ce l’ha fatta. Ha raccontato al New Yorker che le dicevano di essere lì per proteggerle dai miliziani e che non dovevano preoccuparsi, che erano al sicuro. Solo quando gli uomini armati si sono messi a sparare per aria e gridare Allah Akbar (Dio è grande), hanno realizzato che non erano veri militari.
Hanno preso il cibo dalla scuola, incendiato l’edificio, fatto salire le liceali su camioncini e motociclette, e sono stati visti inoltrarsi nelle foreste al confine con il Cameroon.
Le ultime notizie non sono confortanti. Secondo gli abitanti della zona, sono state – o saranno a breve – vendute come spose a militanti del gruppo, per 12 dollari ciascuna. Facendo un po’ di matematica, 12 dollari per 234 ragazze fanno 2,808 dollari, poco più di 2,000 euro.
Halite Aliyu, membro di un’organizzazione chiamata Borno-Yobe People’s Forum, che si occupa di fare pressione sul governo affinché dedichi più energie a risolvere i problemi dei nord-est del paese, sostiene che siano state portate in Cameroon e in Chad.
Boko Haram, che letteralmente significa “l’educazione occidentale è un peccato”, è un gruppo fondamentalista islamico che crede che il nord della Nigeria sia governato da mussulmani corrotti, e pertanto vuole instaurare la Sharia. In particolare, sono avversi all’educazione di ispirazione occidentale, e credono che le donne debbano stare a casa a prendersi cura della famiglia,e non a scuola.
Le scuole statali e i villaggi del nord del paese sono stati i principali obiettivi dell’organizzazione, che negli ultimi quattro anni ha ucciso più di 4,000 persone e ne ha disperse mezzo milione.
Lo scorso febbraio Bako Haram aveva dato fuoco a una scuola maschile uccidendo 29 persone. Per questo motivo, pochi giorni prima del rapimento delle studentesse, il governo nigeriano aveva lanciato l’allarme, raccomandando alle scuole di restare chiuse. Ma il collegio di Chibok, quello dove sono state rapite le 234 ragazze, ha deciso di restare aperto in vista degli esami di fine anno.
Finora il governo si è mostrato incapace di affrontare l’emergenza di Boko Haram, e secondo l’International Crisis Group, non ha la volontà politica di fermarli. Il leader del gruppo, Mohammed Yusuf, è stato arrestato e interrogato più volte, ma non è mai stato processato perché alti ufficiali governativi sono intervenuti.
Dal 2013, il presidente Goodluck Jonathan ha aumentato il numero di truppe schierate nel triangolo che comprende gli stati nigeriani di Borno, Yobe e Adamawa. Il consigliere della sicurezza nazionale, Mohammed Sambo Dasuki, ha annunciato il 18 marzo di volere sconfiggere le cause prime del terrorismo proponendo un approccio soft. Ma questo non ha impedito alle violenze di intensificarsi.
Il ministro della difesa nigeriano Aliyu Mohammed Gusau ha dichiarato che il governo sta facendo tutto il possibile: “Stiamo ricevendo molte informazioni utili per liberare le ragazze. Le forze armate assicurano a tutti i nigeriani che continueranno a valutare ogni singola informazione ricevuta”.
Tuttavia, “le forze armate sono consapevoli che alcune informazioni ricevute vogliono in realtà essere solo uno stratagemma per distrarci dall’obiettivo di fermare il terrorismo e altri crimini violenti”, ha poi concluso il ministro della difesa.
Secondo il commissario dell’educazione, Musa Inuwa Kubo, il governo starebbe trattenendo informazioni essenziali circa le operazioni di salvataggio per “ragioni di sicurezza”.
Tuttavia, i dubbi sull’efficacia e sulla buona fede dell’azione del governo restano. Inizialmente le autorità hanno sostenuto che le ragazze rapite fossero più di 100, mentre la scuola e i genitori ne hanno contate 234 mancanti all’appello. Il giorno dopo il rapimento i militari hanno dichiarato di aver trovato e liberato quasi tutte le studentesse scomparse, affermazione successivamente smentita.
I genitori e i familiari hanno quindi deciso di mobilitarsi autonomamente. Hanno raccolto fondi per inviare una spedizione privata nella foresta Sambisa, ma gli abitanti dei villaggi li hanno dissuasi dal proseguire perché avevano visto le ragazze rapite insieme a miliziani su convogli pesantemente armati. I genitori hanno raccontato di non aver visto nessuna missione governativa per la ricerca delle studenti.
In centinaia hanno marciato per le strade della capitale nigeriana, Abuja, chiedendo al governo di intensificare le ricerche.
La comunità internazionale ha lanciato l’hashtag #bringbackourgirls. L’ONU sta facendo forti pressioni al governo nigeriano affinché intensifichi le ricerche. Far sparire 200 persone non è un’operazione facile.