studentesse rapite

Obama invia truppe statunitensi in Chad

 

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Col passare dei giorni l’attenzione mediatica verso la vicenda è scemata, complice il fatto che non ci sono state novità.

Tuttavia, Mercoledì 21 il Presidente degli Stati Uniti Obama ha annunciato che 80 militari statunitensi sono stati mandati in Chad, al confine con la Nigeria, alla ricerca delle ragazze scomparse.

#BRINGBACKOURGIRLS

 

Aggiornamento

Da un aggiornamento recente sembra che le ragazze rapite questa volta siano 11 e non 8, come indicato in precedenza.
Lo ha precisato oggi un responsabile locale, specificando che 8 ragazze sono state catturate in una località e tre in un villaggio vicino. In totale sono oltre 200 le liceali sequestrate: Boko Haram ha rivendicato l’azione come un ‘castigo’ per l’istruzione “di tipo occidentale” impartito alle giovani studentesse.

 Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, e’ “profondamente preoccupato” per la sorte delle studentesse recentemente rapite in Nigeria. Attraverso il suo portavoce, Ban afferma di condividere l’angoscia delle famiglie delle giovani e del popolo nigeriano in questo momento traumatico. “Prendere di mira bambini, ragazzi e scuole è contro il diritto internazionale ed è un’azione che non può essere giustificata in nessun caso”, afferma il segretario generale.

#brinbackourgirls

#BringBackOurGirls

(fonte: ANSA)
Michelle Obama prega per le liceali rapite in Nigeria dai ribelli islamici di Boko Haram. Lo ha affermato le stessa, in un tweet in cui ha pubblicato anche una foto di se stessa mentre mostra un cartello con scritto: #BringBackOurGirls (riportate indietro le nostre ragazze), l’hashtag di solidarieta’ alle ragazze sequestrate. “Le nostre preghiere sono per le ragazze nigeriane rapite e per le loro famiglie. E’ ora che #BringBackOurGirls”, firmato MO, Michelle Obama. Del dramma delle centinaia di liceali sequestrate in Nigeria ha parlato anche il presidente Obama. Gli Stati Uniti, ha detto, stanno facendo “tutto cio’ che possono” per aiutare la Nigeria ad ottenerne la liberazione.
Malala, non dobbiamo restare in silenzio – ”Non dobbiamo rimanere in silenzio”. Malala Yousafzai, la ragazza pachistana sopravvissuta ad un attacco dei talebani, parla del rapimento delle oltre 200 liceali in Nigeria. Quando ho saputo del rapimento, dice in un’intervista alla Bbc, ”ho sentito che le mie sorelle erano in prigione”. Malala sottolinea poi quanto sia importante ”non rimanere in silenzio” perché così facendo potrebbe succedere ”ancora e ancora”.
#BringBackOurGirls